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Eppure sono risorto
Ho visto chi si era spento, ho incontrato chi era ormai vuoto,
e anch’io, un tempo, sono stato uno di loro.
Spesso ho vagato fra centinaia di anime scolorite,
dentro una scatola di grigia frenesia.
Il mondo intero stava sulla punta di un dito,
e l’anima guaiva come un cane randagio.
Sembrava impossibile riuscire ancora a rialzarsi,
e già poter respirare era una festa.
Ho visto albe nascere non nel cielo, ma nel cuore,
e anch’io ho imparato a fare luce.
A volte mi capitava di sentire una luce accendersi dentro
e quella luce bastava a farmi strada nella notte.
Vicino a me venivano a scaldarsi altri come me,
gente che, nonostante tutto, aveva ancora la primavera dentro.
Ero parte di loro, un piccolo punto sul cammino,
e potevo fare luce fino a tarda notte.
Ho visto persone amate, innamorate di un errore,
e anch’io sono passato di lì.
Vuote come ombre, con sorrisi senza verità:
bastava guardarle negli occhi ormai spenti.
Le aveva abbandonate perfino il creatore del loro paradiso:
«Trascina adesso la tua croce senza pietà».
L’amore uccide, l’amore muore,
eppure, non so perché, io sono risorto.
Ho visto passanti corrermi sulla pelle
e altri semplicemente incamminarsi lontano.
Li lasciavo entrare nel cuore, vivevo dentro chi mi somigliava,
scambiavo le mie ali con l’acciaio.
Agli occhi degli altri sono stato diverso
come il cielo quando cambia il tempo:
crudele, corrotto, santo.
Sono stato la felicità di qualcuno
e la maledizione di qualcun altro.
Come, del resto,
a volte lo sei anche tu…
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